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Ricetta per pizza focaccia soffice: segreti della doppia lievitazione casalinga

📅 18 Agosto 2026✍️ di Silvia Antognini⏱️ 4 min di lettura

La pizza focaccia soffice rappresenta un’evoluzione della tradizione italiana che combina le caratteristiche della focaccia ligure con la struttura alveolata della pizza moderna. Questo impasto, grazie alla doppia lievitazione, sviluppa una miga pronunciata e allo stesso tempo mantiene la compattezza strutturale necessaria per essere servita a pezzi. Silvia Antognini, panificatrice fiorentina con esperienza nel settore artigianale, spiega come questa tecnica sia il risultato di studi attenti sui meccanismi di fermentazione e sulla gestione dell’idratazione dell’impasto.

I fondamenti della doppia lievitazione

La doppia lievitazione consiste in due fasi distinte di riposo dell’impasto, ciascuna con caratteristiche e durata specifiche. La prima lievitazione, detta fermentazione principale, dura generalmente tra le 8 e le 12 ore a temperatura controllata, intorno ai 18-20 gradi Celsius. Durante questa fase, i Microrganismi lievitanti|microrganismi presenti nell’impasto avviano il processo metabolico che produce anidride carbonica, responsabile della formazione delle bolle d’aria.

Questa fase favorisce lo sviluppo del glutine naturale, la proteina che conferisce elasticità all’impasto. Il glutine, attraverso il riposo prolungato e le folding (piegature) intervallate, si organizza in una struttura tridimensionale capace di trattenere i gas di fermentazione senza rompersi.

La seconda lievitazione, dopo la formazione, dura circa 3-4 ore a temperatura ambiente. In questo periodo, l’impasto raggiunge il volume finale e sviluppa la caratteristica porosità della miga soffice. È durante questa fase che compaiono le bolle più grandi, visibili in sezione, che garantiscono quella sensazione di leggerezza al morso.

Ricetta tecnica e proporzioni dell’impasto

La ricetta base prevede una proporzione di circa il 75 percento di idratazione, un valore superiore agli impasti tradizionali per pizza. Per una focaccia di 500 grammi, gli ingredienti sono: 300 grammi di farina di tipo 0 o 00, 225 millilitri di acqua a 20 gradi Celsius, 6 grammi di sale, 2 grammi di lievito di birra disidratato o 5 grammi di lievito fresco.

La metodologia di impastamento richiede tre fasi. Nella prima, si idrata la farina con l’acqua per 15 minuti, permettendo un assorbimento graduale. Successivamente si aggiunge il lievito, sciolto precedentemente in acqua tiepida, e si sviluppa il glutine mediante 10 minuti di impasto intenso. Infine, si incorpora il sale in due volte, con 3 minuti di pausa tra le aggiunte, per evitare un’inibizione prematura della fermentazione.

La temperatura finale dell’impasto deve attestarsi intorno ai 25-26 gradi Celsius. Questo parametro è cruciale: temperature inferiori rallentano eccessivamente la lievitazione, mentre temperature superiori accelerano il processo in modo incontrollato, compromettendo la struttura.

Gestione della fermentazione primaria e delle piegature

Durante le prime 3-4 ore della fermentazione primaria, si eseguono quattro sessioni di folding. Ogni sessione consiste nel bagnare leggermente la mano, prelevare l’impasto dal bordo, stirarlo verso il centro e ruotare il contenitore di un quarto. Questo procedimento rinforza il glutine senza ricorrere a vigorose manipolazioni.

La distanza temporale tra una folding e l’altra deve essere di 30-45 minuti nei primi due cicli, prolungandosi successivamente. Questo interval training per l’impasto favorisce uno sviluppo graduale della forza senza compromettere l’apertura della miga.

Al termine della fermentazione primaria, l’impasto è pronto per la porzione. Si pre-forma delicatamente in una palla e si lascia riposare per 20 minuti a temperatura ambiente, riducendo la memoria elastica che potrebbe bloccare l’espansione durante la formazione finale.

Formazione e seconda lievitazione

La formazione della focaccia prevede un allargamento delicato dell’impasto con i palmi delle mani, procedendo dal centro verso i bordi. Non si utilizza il mattarello, che comprimerebbe la struttura sviluppata durante la fermentazione. Lo spessore ideale si attesta intorno ai 2-3 centimetri, conferendo volume senza eccessiva compattezza.

L’impasto viene quindi trasferito in una teglia oleata con olio extravergine di oliva, e inizia la seconda lievitazione. In questa fase, fondamentale è il controllo ambientale: una temperatura di 24-26 gradi Celsius e un’umidità relativa tra il 65 e il 75 percento garantiscono una fermentazione equilibrata. Molti panificatori utilizzano uno scatola termica con una fonte di calore minima, come un bicchiere d’acqua calda, per mantenere queste condizioni.

Cottura e fattori critici

La cottura avviene in forno già riscaldato a 240 gradi Celsius per almeno 30 minuti, al fine di garantire una temperatura omogenea nella camera di cottura. Le focacce necessitano di 18-22 minuti per raggiungere una colorazione dorata uniforme, con un interno ancora leggermente elastico al tatto.

Prima della cottura, la superficie viene bagnata con una nebulizzazione d’acqua e sale, quindi completata con fossette create dai polpastrelli delle dita, secondo la tradizione. Questa operazione non è puramente estetica: le fossette riducono la pressione del vapore interno, evitando gonfiamenti eccessivi e garantendo la caratteristica forma leggermente ondulata.

Conservazione e variabili di successo

Una focaccia appena sfornata mantiene le proprietà organolettiche ottimali per 24 ore. La conservazione avviene in sacchetto di carta, che consente la dissipazione del vapore residuo senza seccare la crosta.

Le variabili che influenzano maggiormente il risultato finale sono la consistenza della farina, la qualità dell’acqua utilizzata, e la temperature ambientale durante il riposo. Farine con diverse forze gluten richiedono piccoli adattamenti delle proporzioni di idratazione.

Silvia Antognini sottolinea come la doppia lievitazione sia soprattutto uno strumento pedagogico: imparare a riconoscere i segnali dell’impasto, a valutarne il turgore e l’elasticità, significa acquisire una competenza trasferibile a molti altri impasti. Questa consapevolezza tecnica trasforma la panificazione casalinga da semplice ricetta a pratica consapevole, dove precisione e intuizione si incontrano.

Silvia Antognini

Silvia, di Firenze, ha affinato le sue tecniche collaborando con panificatori locali e cucinando per eventi di quartiere. Ama studiare lieviti naturali e raccontare come la pizza sia pretesto per socialità e convivialità tra le generazioni.

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